C’è sempre un momento, verso la fine dell’estate, in cui il pensiero della scuola torna lentamente a farsi spazio nelle famiglie.
I genitori iniziano a controllare le comunicazioni scolastiche, acquistano il materiale necessario, organizzano gli ultimi impegni delle vacanze e cercano di prepararsi alla ripresa dei ritmi quotidiani.
Anche i bambini e i ragazzi si stanno preparando, ma spesso in modo meno visibile.
Alcuni fanno molte domande: chi saranno i nuovi compagni? Come sarà l’insegnante? Riuscirò a ritrovare i miei amici? Sarò in grado di affrontare tutto quello che mi aspetta?
Altri sembrano non pensarci affatto. Evitano l’argomento, cambiano discorso o mostrano scarso interesse quando si parla della scuola.
In entrambi i casi, ciò che osserviamo può rappresentare il modo in cui stanno cercando di dare un senso a un cambiamento che si avvicina.
Ogni rientro porta con sé molti cambiamenti
Quando pensiamo al ritorno a scuola, tendiamo a immaginarlo come un singolo evento: il primo giorno di lezione.
In realtà, per molti bambini il rientro rappresenta una serie di cambiamenti che avvengono contemporaneamente.
Cambiano gli orari, le richieste, le aspettative, le relazioni, le attività quotidiane e, in alcuni casi, anche gli ambienti e le persone di riferimento.
Anche per i bambini che attendono con entusiasmo il ritorno a scuola, tutto questo può richiedere un importante lavoro di adattamento.
Per alcuni, in particolare, queste transizioni possono risultare più impegnative. Penso ai bambini che faticano a tollerare l’incertezza, che necessitano di maggiore prevedibilità, che incontrano difficoltà nell’organizzazione, nella gestione delle emozioni o nel passaggio da un’attività all’altra.
Non si tratta di mancanza di volontà o di scarsa motivazione.
Spesso si tratta semplicemente di una maggiore fatica nel gestire contemporaneamente molte richieste diverse.
Quando la preoccupazione si nasconde dietro il comportamento
Uno degli aspetti che osservo più frequentemente nel mio lavoro riguarda il modo in cui i bambini esprimono il proprio disagio.
Raramente un bambino dice: “Sono preoccupato per il ritorno a scuola.”
Molto più spesso quella preoccupazione si manifesta attraverso comportamenti che possono confondere o preoccupare gli adulti.
Può comparire una maggiore irritabilità.
Possono aumentare i conflitti.
Il bambino può sembrare più sensibile, più oppositivo, più chiuso oppure richiedere continue rassicurazioni.
Alcuni iniziano a fare molte domande.
Altri evitano completamente l’argomento.
In questi casi può essere utile ricordare che il comportamento rappresenta una forma di comunicazione.
Prima di chiederci “Cosa c’è che non va?” può essere utile domandarci:
“Cosa sta cercando di comunicarmi con questo comportamento?”
Questo cambio di prospettiva non elimina immediatamente la difficoltà, ma ci aiuta a guardarla con maggiore curiosità e meno giudizio.
Preparare il rientro significa preparare anche il senso di sicurezza
Quando un bambino percepisce un cambiamento importante, una delle cose che più lo aiutano è avere alcuni punti di riferimento stabili.
Per questo motivo può essere utile riprendere gradualmente alcune routine prima dell’inizio della scuola.
Non si tratta di trasformare gli ultimi giorni di vacanza in una corsa verso settembre, ma di accompagnare il passaggio in modo progressivo.
Anche piccoli aggiustamenti negli orari del sonno, dei pasti o delle attività quotidiane possono contribuire a rendere il cambiamento più prevedibile.
Allo stesso modo, può essere utile creare occasioni di dialogo senza trasformarle in interrogatori.
Quando un bambino percepisce pressione, spesso tende a chiudersi.
Al contrario, domande aperte e curiose possono favorire il confronto e permettere l’emergere di pensieri, dubbi e aspettative.
A volte le conversazioni più significative non avvengono seduti uno di fronte all’altro.
Possono nascere durante una passeggiata, in macchina, mentre si prepara la cena o durante un gioco condiviso.
Accompagnare i bambini a sentirsi competenti
Quando un bambino è preoccupato, il nostro desiderio naturale è proteggerlo dalla fatica.
Tuttavia, l’obiettivo non dovrebbe essere eliminare ogni possibile difficoltà.
Piuttosto, possiamo accompagnarlo a sviluppare la convinzione di possedere le risorse necessarie per affrontarla.
Anche piccoli gesti possono contribuire a costruire questa sensazione di competenza.
Coinvolgere il bambino nella preparazione del materiale scolastico.
Permettergli di fare alcune scelte adeguate alla sua età.
Costruire insieme strategie per affrontare eventuali difficoltà.
Ricordargli esperienze passate in cui è riuscito a superare situazioni inizialmente percepite come difficili.
La fiducia in sé stessi non nasce dall’assenza di ostacoli.
Nasce dall’esperienza di averli affrontati e superati, magari con il supporto di qualcuno.
Il ruolo degli adulti
Quando un bambino attraversa un momento di incertezza, spesso guarda agli adulti per capire come interpretarlo.
Questo non significa che i genitori debbano essere sempre tranquilli o avere tutte le risposte.
Significa piuttosto offrire una presenza sufficientemente stabile, disponibile e rassicurante.
I bambini non hanno bisogno di adulti perfetti.
Hanno bisogno di adulti che sappiano ascoltare, accogliere le emozioni e trasmettere fiducia nelle loro capacità.
A volte il messaggio più importante che possiamo comunicare non è:
“Non preoccuparti, andrà tutto bene.”
Ma piuttosto:
“Qualunque cosa accada, troveremo insieme un modo per affrontarla.”
Un pensiero finale
Il rientro a scuola rappresenta una fase di cambiamento e, come tutti i cambiamenti, può portare con sé entusiasmo, curiosità, aspettative ma anche dubbi e preoccupazioni.
Non sempre possiamo eliminare l’incertezza.
Possiamo però aiutare bambini e ragazzi a sviluppare fiducia nelle proprie risorse e nella possibilità di chiedere aiuto quando ne hanno bisogno.
Perché crescere non significa imparare a non avere paura.
Significa scoprire, poco alla volta, di poter affrontare anche ciò che spaventa senza essere soli.
Melissa Luna Pozzo





